Rossi e Yamaha, lo scontro eterno

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Dopo l’ultimo crollo al Mugello, Rossi tenterà il tutto e per tutto domenica prossima in Catalunya, certo senza la possibilità di mettere mano al motore, la situazione è veramente drammatica e su un tracciato che vanta uno dei rettilinei più lunghi del calendario MotoGP l’handicap di potenza della YZR-M1 è un fattore influente sui 23 giri.

È vero che la moto di Iwata non è mai stata la più veloce della classe regina, ma con la situazione attuale e il livello sempre più alto di competizione e con i costruttori sempre più ravvicinati in termini di prestazione, il motore diventa un fattore imprescindibile.

Ancora una volta risultano essere un grande esempio i dati della terza sessione di prove libere. Record assoluto di Andrea Dovizioso in 356,7 km/, con Valentino Rossi che comunque è il più veloce delle Yamaha a 348 km/h.

Risale al 2008 l’ultima vittoria del Campione di Tavullia al Mugello.

Attualmente inoltre non solo è aumentato il divario ma con le prestazioni talmente ravvicinate anche una minima mancanza di prestazioni ha un prezzo elevato da pagare e quando la velocità massima diventa uno dei punti deboli i piloti tendono a compensare il deficit con un’entrata in curva più aggressiva, una frenata più brusca e un maggior degrado della gomma anteriore.

Yamaha ha sempre cercato di colmare il gap con una moto agile in curva e nei cambi di direzione, con la velocità di percorrenza nelle curve veloci.

Per di più, il Dottore, si trova a fare i conti con un cattivo feeling con l’anteriore:

“Ad Austin, solo uno o due mesi fa ero molto vicino a vincere. Ora è più difficile, ma non ci arrenderemo e faremo del nostro meglio, quindi nessuno deve preoccuparsi che mi fermi”.

Come le scorse edizioni hanno evidenziato, la differenza sta nel fatto che Honda e Ducati, hanno proseguito con l’evoluzione dei loro prototipi, praticamente a vista d’occhio, mentre per la Yamaha lo sviluppo di cambiamenti significativi e decisivi sembra essersi congelato da un pezzo.

“Abbiamo bisogno di qualcosa di più serio, perché in alcune aree il divario è davvero grande rispetto alle altre moto. Non cerchiamo un miracolo, cerchiamo di lavorare dove occorre, come nell’elettronica e nell’accelerazione“.

Ovviamente a questo punto l’attesa è tanta, non resta che attendere il 2020 per il nuovo prototipo. Eppure non si ci può soffermare solo su questo, non siamo neanche alla settima tappa e non ci si può già arrendere, sperando nel nuovo anno.

Eppure il pilota sembra avvilito:

“Onestamente non so più cosa aspettarmi in termini di sviluppo. Anche se ci fidiamo ancora, la situazione del motore e della velocità è questa e non possiamo farci nulla“.

A spiegare quelle che potrebbero essere le prossime mosse della scuderia è stato Maio Meregalli, proprio durante un evento organizzato dalla Yamaha:

“Partiamo dal Mugello in direzione Barcellona con un ‘mood’ che non è dei migliori – sono le parole riportate da Sportfair -, però sappiamo che possiamo dare una svolta. La moto fino alla gara del Mugello si è comportata abbastanza bene, ma l’ultimo weekend è stato sicuramente difficile per noi, non ci saremmo mai aspettati una situazione del genere”.

Al momento non ci resta che attendere e scoprire cosa si inventerà il Dottore durante la prossima tappa di MotoGP Catalunya.

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