17 minuti con mio padre: la mia recensione

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Si è trattato di un regalo, conoscendo la mia passione per Charlie Chaplin e la sua carriera artistica non ho potuto far a meno di essere attirata dal libro, scritto ormai molti anni fa, da una dei suoi figli minori, Jane Chaplin.

Non avevo mai tempo, per chi non ha mai visto il libro, non si tratta proprio di un testo leggero. Però finalmente adesso, mi sono concessa una pausa e ho iniziato a leggere, e come tutti i libri che ti trascinano pagina dopo pagina, alla fine mi è dispiaciuto chiuderlo per sempre.

È un libro che consiglio a tutti coloro che per motivi di studio o ancor più per passione hanno visto i cortometraggi e i film del grande regista che ha fatto la storia del cinema muto. Quasi tutto della sua vita pubblica si sa, mentre ben poco si sa della privata. Sappiamo infatti che il mestiere di padre non gli riuscì proprio come quello di attore.

L’uomo che sfidò i nazisti si dedicò molto poco ai suoi figli che erano tenuti ben alla larga dalla donna che lo amò più di se stessa.

Devo ammettere che ad un certo punto ho ritenuto che fosse un po’ eccessiva che il suo essere triste per una madre forse anche troppo severa fosse eccessivo. Di fatto parliamo di un’epoca storica dove comunque, il livello fra un genitore e la sua prole, era più che azzerato.

Eppure ciò ha influito tantissimo, non solo sulla crescita dei più piccoli della famiglia ma anche in seguito, nella vita da adulti.

Jane ci mostra come hanno vissuto all’ombra del Genio e quanto il nome Chaplin ha influito nella loro vita, non solo in modo positivo.

Per assurdo però ci mostra quanto siano stati tutti vulnerabili dopo la sua morte e quanto, quel l’omino curioso con i baffetti, manchi ancora oggi.

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