78esima Mostra del Cinema di Venezia – i fatti salienti fino ad oggi

Condividi

Vi abbiamo raccontato della madrina della 78esima Mostra del Cinema di Venezia, Serena Rossi e quanto fosse splendida lo avete visto e sentito dall’eco delle sue sfilate e delle sue interviste. Sarà ancora lei a guidare quella di chiusura sabato 11 settembre, quando saranno annunciati i Leoni d’oro. Vi abbiamo raccontato quali fossero i nomi più attesi alla mostra. Oggi parliamo di alcuni dei momenti più eclatanti che sicuramente resteranno nella storia di questa Mostra del Cinema.

Fra le molte domande fatte alla madrina, ne riportiamo una di GRAZIA:

Com’è stato crescere a Miano, quartiere che confina con Scampia e Secondigliano?

«Miano, quando ci arrivò mio nonno Emilio, emigrando da Montefalcone nel Sannio, in Molise, finita la guerra, era quasi una zona di campagna. Lui ci comprò una cava e diventò un piccolo costruttore. Anni dopo si trasformò in un quartiere difficile, infatti i miei genitori scelsero per me una scuola più centrale. Ma per il catechismo frequentavo la parrocchia vicino a casa. E lì incontravo ragazzini con un temperamento focoso, un po’ prepotente. Quando mi prendevano in giro non mi difendevo mai, subivo, restavo male e tornavo a casa. Avevo un’indole troppo buona, dicevano le maestre ai miei genitori. Napoli, città che ha subito tante dominazioni straniere e dunque abituata a sopportare, ti insegna a sviluppare doti di pazienza. Se sono così, se alla fine supero le difficoltà che trovo sul mio cammino, è perché sono cresciuta lì: certi posti ti obbligano a tirare fuori il meglio di te. E io la mia napoletanità non la riversavo nelle relazioni personali, ma in altri ambiti: la musica e lo spettacolo, le due passioni di famiglia».

Grande risonanza ha poi avuto la dedica di Benigni alla moglie, durante il ritiro del suo premio, alla quale ha detto:

“Vorrei, se mi concedete proprio qualche momento, dedicare poche parole alla mia attrice prediletta, Nicoletta Braschi, alla quale non posso nemmeno dedicare questo premio, perché questo premio è suo. Ti appartiene lo sai. Abbiamo fatto tutto insieme per 40 anni di lavoro. Quanti film abbiamo fatto… Come si fa a misurare il tempo in film? Io conosco una sola maniera di misurare il tempo: con te e senza di te. Questo premio ce lo possiamo dividere. Io mi prendo la coda, per manifestare la mia gioia, diciamo per farti vedere la mia allegria e il resto è tuo. Le ali soprattutto, perché se qualche volta nel lavoro che ho fatto qualcosa ha preso il volo è grazie a te, al tuo talento, al tuo mistero, al tuo fascino, alla tua bellezza, al tuo talento di attrice. Quante cose ho imparato osservandoti recitare sul set. Alla tua femminilità. Al fatto di essere donna che le donne come si sa hanno qualcosa che noi uomini non comprendiamo veramente. Un mistero senza fine, che non comprendiamo”.

Un discorso lungo e carico di amore che però ha scatenato una bufera in quanto accusato di plagio. Accusa che lascia il tempo che trova.

Tanti sono stati gli attori saliti sul red carpet in questi giorni, oggi il documentario su Ezio Bosso diretto da Giorgio Verdelli “Le cose che restano” era il momento più atteso insieme al racconto della strage del Circeo in “La scuola cattolica” di Stefano Mordini. In gara “L’événement” di Audrey Diwan e da “La caja” di Lorenzo Vigas.

Tanti i titoli italiani di questo 6° giorno di Festival, da “Inchei” di Federico Demattè a “Mother Lode” di Matteo Tortone.

Condividi